Ahmadiyyat o il vero Islam

 

   

Premessa


Ahmadiyyat è ciò che si potrebbe chiamare una setta messianica dell'Islam. Per evitare quella che potremmo definire la "sindrome del bagno freddo", farò alcune osservazioni previe. Tale premessa può evitare lo shock e la confusione di un'immersione nel mondo non familiare dell'Islam del secolo diciannovesimo.


Non ho idea di quanti lettori abbiano sentito parlare del Movimento degli Ahmadiyya nell'Islam. Come vedremo più tardi, il Movimento ha avuto origine quando un devoto Musulmano, che viveva nel Punjab, dichiarò, nel 1889, di essere Mahdi e Messia. Fu questo il punto in cui le esperienze di rivelazione che risalivano al 1876, quando Mirza Ghulam Ahmad aveva 41 anni, assunsero tutta la loro importanza. In quel momento drammatico, una personalità pia e devota raggiunse un alto livello di auto-realizzazione. Da allora fino al tempo della sua morte, nel 1908, Hazrat Ahmad è stato l'energia umana e profetica posta al vertice e alla guida di ciò che i suoi seguaci avvertivano come la rinascita dell'Islam.

 

Ahmadiyyat è un movimento missionario che ha raccolto decine di milioni di adepti dall'Indonesia e Malaysia fino al Pakistan, all'Africa centrale e occidentale e alle Americhe. Attualmente la struttura istituzionale ha il suo centro nel Pakistan centrale, nella città di Rabwah. Il precedente capo del Movimento (il quarto dalla morte del Messia Promesso) era Mirza Tahir Ahmad, uno dei pronipoti del fondatore. Agli inizi del 1984 Huzur, come è chiamato con affezione, si trasferì a Londra, quando le pressioni sulla Comunità del Pakistan si fecero più intense. La base legale per la tattica del governo fu anzitutto un emendamento costituzionale promulgato nell'anno 1974, che dichiarava gli Ahmadi "non Musulmani".

 

Più recentemente, nell'aprile 1984, il governo stabili un'ordinanza che dichiarava che: agli Ahmadi sarà impedito, direttamente o indirettamente, di far riferimento a se stessi come Musulmani, o di chiamare il loro luogo di culto moschea, o di usare Azan - l'invito dei Musulmani alla preghiera - come loro invito per lo stesso scopo. Né agli Ahmadi è concesso di propagare la loro religione allo scopo di convertire altri, facendo uso della parola della bocca, o di scritti, o di rappresentazione visibile. E' vietato loro anche di far uso della nomenclatura o degli appellativi associati con il Santo Profeta o la sua famiglia, per un membro della communità degli Ahmadi o per chiunque altro (1). La persecuzione degli Ahmadi era diventata politica ufficiale e crebbe ancora di più.


John Esposito ha pubblicato un libro Intitolato : Voice of Resurgent Islam. Questo libro, ed altri libri odierni, mirano a mostrare l'Islam come una religione piena di energie nuove e come una religione che non merita più - ammesso che mai lo abbia meritata - l'immagine stereotipa del predatore del deserto violento e irrazionale. In luogo di tali semplificazioni dobbiamo cercare di capire che l'Islam è un fenomeno complicato almeno tanto quanto lo è il Cristianesimo. La semplificazioni invecchiate della religione radicata nel Sacro Corano sono semplicemente non appropriate. Ma come potremo cambiare le nostre idee, come osservatori e studiosi e insegnanti, la cui professione è quella di comprendere le diverse esperienze religiose in cui è impegnata la comunità umana?


Dobbiamo prestare attenzione alla storia delle tradizioni religiose, e allo stesso tempo dobbiamo acquistare familiarità anche con la loro realtà attuale. L'Ahmadiyyat dunque, se questi sono i nostri moventi, è degna di analisi attenta. Attraverso questo Movimento noi ci possiamo avvicinare maggiormente all'Islam come a un fenomeno storico e come ad una realtà contemporanea. L'Ahmadiyyat ha il vantaggio di essere un Movimento ben documentato. Anche i suoi seguaci sono disposti a presentare il Movimento come un'esperienza personale e come una realtà che ha determinate cause storiche. Essi sono altresì persuasi, sulla base dell'imperativo Coranico, che non ci può essere alcuna costrizione nella religione. Nell'Ahmadiyyat possiamo apprezzare la pietà musulmana e avvertire l'accessibilità dell'Islam come una forza potente nel mondo moderno.




Il Contesto


La metà del secolo diciannovesimo è stata un periodo di grande fermento intellettuale e religioso. Le scienze naturali e sociali venivano cucinate sui fornelli davanti. E su quelli di dietro le caldaie delle grandi tradizioni religiose stavano giungendo alla bollitura.


Fuori metafora, il passaggio dal secolo diciannovesimo alle meraviglie e agli orrori del secolo ventesimo è stato contraddistinto da movimenti di rinnovamento e di compimento nelle comunità religiose sparse per il mondo. L'insorgenza di visioni apocalittiche e di programmi storici di restaurazione nel Cristianesimo occidentale è ben nota. Ciò che può essere non altrettanto conosciuto è il fatto che anche il mondo dell'Islam vide movimenti nei quali le profezie Coraniche e di altre scritture erano condotte a compimento.


Era diffusa la convinzione che la carriera storica dell'umanità si stesse avvicinando ad una soglia critica. Questo approccio, ovviamente, non era capriccioso. Comunque si possa giustificare la convinzione che un evento critico si stava verificando, sia sulla base dell'analisi storica o partendo dall'esegesi di visioni profetiche, esso, allora, dev'essere sembrato inevitabile. Non dobbiamo qui risolvere il dilemma (né c'è bisogno di farlo) se si trattasse di un processo storico, di un intervento divino, o di una segreta collaborazione delle due modalità, che stava conducendo il mondo ad una crisi.


Apparentemente, nelle cerchie religiose tradizionali era diffusa la convinzione che la nuova epoca di trasformazione intellettuale, sociale e politica era accompagnata dal declino dei valori morali e spirituali. Il Moloch della nuova era dell'industria e della scienza stava chiedendo agli esseri umani di sacrificare i loro rapporti trascendenti alle divinità immanenti della prosperità e della nazionalità. Mentre le visioni che guidavano la persona umana nella comunità erano soggette a secolarizzazione, l'impulso religioso su molti fronti cercava di resistere.


La comunicazione e il commercio interumano stavano usurpando il posto di una intenzionale comunione con Dio. Il mondo cambiava, non solo, ma i mutamenti erano continui e vertiginosi. Determinate tendenze, evidenti ormai da tempo, stavano muovendo la civiltà e la cultura, irresistibilmente, verso un momento critico al di là del quale le scelte di conservazione e preservazione non sarebbero state efficaci. All'albeggiare della nuova era, il sole avrebbe fatto risplendere la propria luce su un mondo senza. Era forse Dio, che aveva sacrificato la devozione e la pietà alle nuove divinità immanenti del progresso materiale e razionale? Molti non potevano adeguarsi a questa prospettiva.




Iddio vivo


Penso tuttavia che non sia stata tale propensione negativa a muovere Mirza Ghulam Ahmad a proclamare i suoi oracoli. E' altrettanto dubbio che Hazrat Ahmad sia stato mosso puramente dal giudizio critico sugli eventi di questo mondo a fare la sua dichiarazione con cui affermava di essere il Mahdi dell'epoca. In altre parole, egli né era un annunciatore popolare di sventura mosso da una depressione personale, né si immaginava l'apocalisse alla maniera dei giornalisti (o anche degli storici), che registrano tratti attuali sulle pagine d'opinione dei nostri giornali. Dall'interno della sua prospettiva e da quella del Movimento che ha fondato, Hazrat Mirza Ghulam Ahmad stava rispondendo ad una rivelazione. Egli era soprattutto un uomo di profonda pietà personale. I suoi oracoli e le sue asserzioni appaiono come l'espressione di un'anima in comunione con un Dio vivo.


Da un punto di vista di studiosi, siamo più propensi a cercare la base circostanziale del comportamento di una persona. E per gli ultimi cento anni o più lo studioso può anche indagare sulle radici psicologiche dell'esperienza religiosa. Ma c'è anche la rivendicazione sollevata dall'interno dell'orbita di un particolare movimento religioso, che può non corrispondere a nessuna delle due tendenze. Ciò che Hazrat Ahmad pensò di se stesso e ciò che pensano di lui i suoi seguaci è quanto mai chiaro.


Il suo giudizio sulla condizione precaria della pietà e della fede musulmana non era soltanto una valutazione delle condizioni fatta da un osservatore sensibile. La sua pretesa di essere un profeta in questi ultimi giorni non sembra sia stata semplicemente frutto di improvvise fantasie psicologiche.


Piuttosto, egli sentiva o sapeva, nelle profondità della sua mente, di "godere di una perfetta intimità con Dio Onnipotente". Non c'è nulla che contraddica il fondamento rivelatorio di questa auto-conoscenza. Tale fiducia nell'autenticità della rivelazione è sempre stata la base della forza dell'Ahmadiyyat; e allo stesso tempo l'occasione per l'ostilità mostrata verso il Movimento dai mullah dell'Islam ortodosso.




La dinamica originale


Ma forse dovremmo risalire agli inizi del Movimento degli Ahmadiyya nell'Islam, cosi da poter cogliere alcunché della dinamica originale che ha fornito, da cento anni a questa parte, l'incentivo peculiare ai dieci milioni di persone che appartengono a questo area di Dar al Islam.


Il fondatore della Ahmadiyya nacque in una piccola città del Punjab, nel 1835. Qadian si trova a non più di 30 o 40 miglia a est di Amritsar, la località in cui c'è il tempio dorato dei Sikh che verso la metà dell'anno 1984 attirò l'attenzione del mondo. Lì, in un'area dove tradizioni religiose recenti e antiche vivono in un'alleanza precaria, nacque Mirza Ghulam Ahmad.


Andrew Jackson era presidente degli Stati Uniti. Joseph Smith appena due anni prima aveva fondato la Chiesa dei Santi dell'Ultimo Giorno. Luigi Filippo era il monarca costituzionale di Francia. Due anni dopo la mascita di Ahmad, la diciottenne Vittoria divenne regina della Gran Brelagna. Chopin era ai vertici della sua carriera. E appena un anno prima era morto Friedrich Schleiermacher.


Tuttavia, fu soltanto quando raggiunse i 41 anni d'età (1876) che Hazrat Ahmad incominciò a ricevere le rivelazioni che lo avrebbero portato, alla fine, alla convinzione che nella sua persona s'era reso presente il Mahdi. "Dopo", come dice Zafrulla Khan, "gli fu rivelato che era anche il Messia Promesso e che era in verità il profeta il cui avvento era stato predetto nelle principali religioni del mondo". Egli era "Campione di Dio rivestito dei manti di tutti i Profeti" (2).


Dal tempo in cui dichiarò di essere il Messia Promesso fino al punto della sua morte, il 26 Maggio 1908, la sua attività profetica non conobbe interruzioni. Egli diresse un Movimento che arrivò ad avere migliaia di seguaci, così che nel 1906 stabilì l'Associazione Centrale degli Ahmadiyya, perché assumesse l'amministrazione degli affari pratici del Movimento.


Durante i primi anni del Movimento degli Ahmadiyya, Ahmad stesso fu frequentemente coinvolto in confronti con altri capi religiosi e pretendenti messianici, che lasciarono intatta l'ispirata fiducia che egli nutriva in se stesso. I suoi avversari e sfidanti andavano dai capi dell'Arya Samaj al clero cristiano in India e negli Stati Uniti. Attraverso il conflitto personale di cui ebbe a soffrire come colui che affermava che era giunto il compimento profetico, egli fu continuamente l'agente delle direttive rivelate, il cui proposito era la promozione della causa dell'Islam nella nuova era che stava iniziando.


Tutte le sue energie umane erano concentrate - come credono i suoi seguaci- su quest'unica causa, nella convinzione che con la rinascita dell'Islam giungeva a compimento il perfezionamento spirituale di tutte le religioni del mondo. Ma egli non si limitava ad essere il trasmettitore neutrale di questo messaggio. Non si trovò ad essere coinvolto personalmente nella realizzazione del piano divino soltanto per caso. Piuttosto, il suo destino personale avrebbe dovuto personificare i processi della storia divina, non soltanto annunciarne il compimento. Tra le molte affermazioni fatte de Hazrat Ahmad, che evidenziano questa certezza da parte sua, ci sono le seguenti:


Mi fu detto molto chiaramente, mediante rivelazione divina, che il Messia, il cui avvento tra i Musulmani era stato promesso sin dall'inizio, e il Mahdi, il cui avvento era stato decretato divinamente al tempo del declino dell'Islam e del diffondersi dell'errore, e che doveva essere guidato direttamente da Dio, e che doveva invitare gli uomini a partecipare al banchetto celeste, e il cui avvento era stato profetizzato dal Santo Profeta, la pace sia su di lui, mille e trecento anni prima, ero io stesso. La rivelazione divina a questo riguardo mi fu concessa in termini così chiari e così continui, che non rimase spazio alcuno per il dubbio. Essa era ripiena di grandi profezie, che si compivano chiaramente e in maniera lampante. La loro frequenza e il loro numero e il loro potere miracoloso mi costrinsero ad affermare che essa contiene le parole del Dio Uno senza alcun associato, la cui Parola è il Sacro Corano (3).


Per guadagnare il piacere di Allah, io qui informo tutti voi dell'importante fatto che Dio Onnipotente, all'inizio di questo quattordicesimo secolo, mi ha Lui stesso designato perché mi dedichi alla rinascita e al sostegno della vera fede dell'Islam (4).


L'autore è stato informato che egli è il Riformatore dell'epoca e che le sue eccellenti qualità spirituali hanno una rassomiglianza con le eccellenti qualità spirituali di Gesù, figlio di Maria, e che i due sono in stretto rapporto reciproco e si rassomigliano l'un l'altro (5).




Il sigillo della profezia


Resta la questione chi sia l'Imam dell'era odierna che, per comando divino, debba essere obbedito da tutti i Musulmani, i pii, i destinatati della rivelazione e dei sogni. Non ho esitazione alcuna ad affermare che sono io l'Imam dell'epoca (6).


Egli per altro era molto preciso nel delineare la sua missione: "Ma io sono un Messaggero e un Profeta senza una legge nuova, nel senso che Dio mi rivela ciò che è nascosto, e a motivo della grazia interna che mi ha concesso tenuta presente la mia obbedienza al Santo Profeta, e perché ho ricevuto il suo nome" (7).


Egli insistette più volte sul fatto che il Sigillo della Profezia era pienamente salvaguardato. Si rapportava a Muhammad (il Profeta della legge, che portò il Libro) come Gesù si era rapportato a Mosè (la cui legge antica il messia era venuto non ad abrogare, ma a compiere). E' importante quindi, per apprezzare l'integrità della Ahmadiyyat, notare che Ahmad non sollevava rivendicazioni assolute. I suoi nemici, tuttavia, di solito non erano disposti a distinguere così sottilmente. A loro parere, le sue rivendicazioni compromettevano le prospettive riguardanti la finalità del Profeta Muhammad.


Può sembrare una linea sottile, veramente, ma Ahmad affermava soltanto di essere interprete ispirato del Coranico e il trasmettitore del messaggio della rinascita e del rinnovamento dell'unica religione vera: "Per l'umanità non c'è altro libro nel mondo, eccetto il Corano, e per tutti i figli di Adamo non c'è alcun Messaggero o Intercessore eccetto Muhammad, l'eletto, la pace sia su di lui" (8). Ahmad era un profeta, non il Profeta. Il Corano è il Libro, non un libro tra i molti. L'Islam è la religione originale, di cui Ahmad Promosse la restaurazione.


Tuttavia molti Musulmani se ne offesero. Le ragioni per questo vanno ricercate, senza dubbio, nell'innato conservatorismo dei fedeli e, una conseguenza probabile di ciò, nella volontà di fraintendere la magnifica retorica degli oracoli.




La tomba di Gesù


Anche i cristiani trovarono motivi per sentirsi offesi. Il grande paradosso cristiano sembrava funzionare nel Punjab proprio come aveva funzionato in moltre altre occasioni, e su di un suolo ancora più fertile: l'attesa della seconda venuta del Cristo alimenta i fuochi dell'evangelismo, mentre la possibile realizzazione del ritorno minaccia di smorzare i fuochi della fede. A quanto pare, ci si sente più motivati in attesa che arrivi un ospite, che non nel parlare di fatto con lui, una volta che egli è entrato in casa nostra. Così avvenne con Hazrat Ahmad. Ma possiamo comprendere le sue critiche, tenuto presente il modo in cui la rivendicazione era espressa.


Poiché egli non solo affermò di avere "una speciale rassomiglianza con Gesù", ma - sotto l'aspetto negativo - di "essere della croce". "Sono stato inviato" egli prosegue "per infrangere la croce e sgozzare il maiale" (9).


Con una tipica mossa elusiva, i cristiani erano arrivati a dare un'interpretazione strana della crocifissione. La presunta esecuzione di Gesù era stata costruita come un autosacrificio redentivo: Dio che in effetti si paga un riscatto per la sua creazione tenuta prigioniera dai principati e dalle potenze di questo mondo. Ai Musulmani comuni questa nozione può risultare inintelligibile: per gli Ahmadi essa divenne un anatema. Al posto di questa interpretazione della crocifissione, Ahmad propose uno scenario più probabile; più probabile, poiché sembrava ci fossero prove verificabili per l'alternativa.


Nello stato del Kashmir, nella città capitale di Srinagar, è stata scoperta una tomba che contiene i resti mortali di un antico profeta conosciuto come Yus Asaf. Là dove questa presunta leggenda converge con la profezia biblica ed un'attenta lettura dei Vangeli, la storia tradizionale susseguente alla crocifissione viene mutata radicalmente. Per compiere la profezia secondo cui il messia deve predicare "alle pecore perdute della casa d'Israele" (Matteo 15:24). Gesù si ristabilì dal trauma della croce, emigrò verso est, dove si trovavano quelle pecore perdute: Afghani e popolazioni tribali della parte settentrionale dell'India-Pakistan, dove vivono persine oggi nomadi la cui cultura, religione e caratteristiche razziali fanno pensare, in termini del tutto ragionevoli, ad un'origine semitica. Là "Yus Asaf" si sposò, continuò nella sua vocazione profetica, divenne padre e mori all'età di 120 anni. I suoi discendenti fino alla sessantacinquesima generazione vivono ancora nella zona della sua sepoltura.


Cosi Hazrat Ahmad "demolì la dottrina della croce" e reimpostò ulteriormente la nozione islamica più tradizionale di Gesù, "figlio di Maria".


I fatti e gli argomenti furono esposti da Ahmad nel suo libro 'Jesus in India, being an account of Jesus' escape from death on the cross and of his journey to India' (10). Le righe iniziali sono degne di nota, perché indicativi dagli obiettivi e delle ragioni del libro:


Ho scritto questo libro affinché, adducendo prove basate su fatti assodati, sulla documentazione storica cogente e di valore indubbio e su antichi documenti di non Musulmani, possa rimuovere i seri fraintendimenti che sono correnti oggi tra i Musulmani e tra la maggior parte delle sette cristiane, riguardanti la vita precedente e susseguente di Gesù (su cui sia pace): concezioni errate le cui pericolose implicanze non solo hanno offeso e distrutto la concezione dell'Unità Divina; la loro influenza negativa e velenosa è stata notata per lungo tempo nei comportamenti etici dei Musulmani di questa nazione (11).


Cosi il messaggio del fondatore dell'Ahmadiyyat implica una seria revisione della storia e della teologia della chiesa, nonché un affinamento della comprensione che l'Islam ha di Gesù.




La Jihad


C'è anche un'altra sfida all'ortodossia convenzionale, portata da Ahmad e dai suoi seguaci. Il Messia Promesso ha proibito il jihad contro il governo britannico. Alcuni lo accusarono di motivi egoistici, come se l'ingiunzione contro la jihad nel caso particolare manifestasse una codardia ed una mancanza di entusiasmo per l'Islam. Tuttavia, i veri motivi erano diversi, e si basavano su rivelazione piuttosto che su calcoli politici. Hazrat Ahmad spiegò la proibizione della jihad nel modo seguente:


In breve, al tempo del Santo Profeta, la pace e le benedizioni di Allah siano su di lui, la base della Jihad Islamica era che l'ira di Dio era stata sollevata contro i tiranni. Ma vivendo sotto il regime di un governo benevolo, qual è il governo della Regina a Imperatrice, non è la Jihad a nutrire disegni ribelli contro di esso, ma un'idea barbarica che è nata dall'ignoranza (12).


Egli dicharò inoltre, in un linguaggio suggerito dal senso della sua stessa missione:


La Jihad di quest'epoca è combattere per sostenere la parola dell'Islam, per confutare le obiezioni degli avversari, per propagare le eccellenti qualità della fede islamica e per proclamare le verità del Santo Profeta, la pace e le benedizioni di Allah siano su di lui, attraverso il mondo. Questa è la Jihad, finché Dio Onnipotente realizzerà altre condizioni nel mondo (13).


Le passioni della jihad armata poterono cosi essere veicolate verso la "Jihad Akbar", o una lotta contro se stessi, una disciplina spirituale che rende la comunità in grado di perseguire la vera causa di Dio, la rinascita dell'Islam.


Potremmo proseguire. Ma nello spazio di un breve saggio non ci sarebbe tempo sufficiente neanche per una semplice introduzione. Forse il motivo e l'energia del Movimento degli Ahmadiyya nell'Islam possono essere colti da un'ultima affermazione del suo fondatore, il Messia Promesso. Riferendosi al dovere di lealtà che si sono assunti i suoi seguaci, egli disse: Sia noto a tutte le persone sincere che sono entrate nel patto detta Ba'iat che lo scopo del patto è che l'amore del mondo diminuisca e l'amore di Dio e del Santo Profeta, la pace sia su di lui, riempia i suori, e l'anima sia svezzata e distolta dal mondo, così che il viaggio verso l'Aldilà non sembri sgradevole (14).


Il Corano dichiara: "Non c'è costrizione nella religione" (Corano 2:257). Per coloro che entrano a far parte del patto volontario con il popolo del Profeta, l'Islam resta la religione del futuro realizzato. Tuttavia Hazrat Ahmad asserì: "Non si tratta di una voce nuova". Il Mahdi non intese rimuovere alcun profeta dal proprio posto eminente. La sua missione era piuttosto quella di ristabilire la vera giustizia e purezza e di affermare che la vera comprensione di Dio è stata, è e sarà la religione dell'Islam. Comunque possano sembrare le cose dal di fuori del Movimento, all'interno dell'Ahmadiyya Jamaat gli aderenti possono rivendicare una coscienza chiara: sia la loro che quella dei loro fondatore.




Il nome del movimento


Un'ultima parola, al fine di rimuovere l'idea che il nome del Movimento sia un tributo all'egocentrismo del Messia Promesso. Perché in origini fu chiamato Movimento degli Ahmadiyya nell'Islam? Rispondo con le parole del Messia Promesso:


II nomi che è appropriato per questo Movimento e che noi preferiamo par noi stessi è quello di Musulmani della setta degli Ahmadiyya.


Abbiamo scelto questo nome poiché il Santo Profata, la pace sia su di lui, aveva due nomi, Muhammad e Ahmad. Muhammad era il suo nome di gloria e Ahmad il suo nome di bellezza... Dio dispose in modo tale la Vita del Santo Profeta, la pace sia su di lui, che la sua vita meccana fu la manifestazione del suo nome Ahmad e ai musulmani fu insegnata la pazienza e la costanza. Nella sua vita a Madina fu manifestato il suo nome Muhammad, e Dio nella Sua sapienza decise di castigate i suoi nemici. Ma c'era una profezia secondo cui il nome Ahmad sarebbe stato manifestato nuovamente negli ultimi giorni e sarebbe apparsa una persona attraverso la quale sarebbero state manifestate le qualità della bellezza che caratterizza Ahmad, e ogni lotta sarebbe giunta al termine.


Per questa ragione è stato ritenuto appropriato che il nome di questa setta fosse la setta degli Ahmadiyya, così che chiunque ascolta questo nome si renda conto che questa setta è venuta all'esistenza per la diffusione della pace e della sicurezza e che essa non vuole avere nulla a che fare con la guerra e il combattimento (15).


E'un'ironia il fatto che un Movimento che sostiene la pace tra le persone religiose - e questo è, ovviamente, il senso del nome della religione dell'Islam - sia stato privato della propria libertà di culto e di fede e di missione nella nazione in cui ha avuto origine, nonché altrove nel mondo dell'Islam. E' inoltre un'ironia della storia il fatto che questa religione di pace sia in conflitto con se stessa.


Cortesia Dott. L. J. Hammann, PhD.


NOTA


1. La Comunità degli Ahmadiyya nel Ghana ha composto e pubblicato un libretto intitolato The Anti Islamic Ordinance, nel quale si possono trovare alcuni dei testi legali, nonché commenti della stampa, da tutto il mondo.


2. Muhammad Zafrulla Khan, Ahmadiyyat, The Renaissance of Islam, Tabshir Publications, 1978, p. xììi. Questo libro è un compendio degli scritti del Messia Promesso, con un commento. Si tratta in pratica di una storia del Movimento basata su documenti di prima mano. Zafrulla Khan (egli stesso un "Sahabi", un compagno del Messia Promesso) ha creato un'opera che è indispensabile per una comprensione e una valutatone delle origini e del primo sviluppo del Movimento degli Ahmadiyya nell'Islam.

3. Khan, p. 133, la sottolineatura è mia.

4. Ibid.

5. Ibid.

6. Khan, p. 134.

7. Khan, p. 137.

8. Khan, p. 153.

9. Khan, p. 141.

10. Pubblicato da The London Mosque (16 Gressenhall Road, Southfìelds, London SW18), 1978. Il libro è stato scritto da Hazrat Ahmad nel 1899.

11. Jesus in India, p. 11.

12. Imam B.A.Rafiq, the Truth About Ahmadiyyat,TheLondon Mosque, 1978, p. 68.

13. Rafiq, pp. 72-73.

14. Khan, p. 157.

15. Khan, pp. 165-166.